Food experience gentilmente condivisa da Papille Clandestine
Servizio fotografico di Simone Lezzi
Nel cuore della Genova degli uffici, a due passi dalla tonda piazza Colombo, il 25 luglio 2011 Chiara Malavetas e Claudia Muntoni hanno aperto la loro “Officina di Cucina.” Un luogo candido, dall’anima provenzale negli arredi, concepito come “buona sosta” per le pause pranzo. Solo che la storia ha un brutto scarto. Il 4 novembre scorso Genova è colpita dall’alluvione, e anche l’Officina di Cucina non ne è risparmiata. Un metro di fango affoga il locale e le sue apparecchiature. Con l’aiuto dei ragazzi che in quei giorni hanno ripulito la città, e grazie alla mobilitazione della rete, in soli 25 giorni l’Officina di cucina riapre. Con lo stesso spirito di prima.
Diciamolo subito: chi vuole fare una pausa pranzo curata, è nel posto giusto. I tempi del servizio sono dosati, la proposta bilanciata, il gusto rispettato. Senza tralasciare la cura per i particolari: se i tavoli presentano la consueta tovaglietta di carta, le posate, i piatti e i bicchieri sono invece particolari, piuttosto eleganti. Il locale è suddiviso in due sale: quella d’ingresso, più ampia e luminosa, è caratterizzata dalla libreria, ma soprattutto dal bancone e dalla vetrina dove fanno bella mostra le proposte del giorno. D’estate, poi, si può godere di un gradevole dehors dove trovano spazio quattro tavoli.
Ogni giorno, il menu cambia, ma è sempre specchio di una “cucina del mondo,” che mescola Liguria a tanta Grecia (patria del papà di Chiara, che firma la cucina), senza dimenticarsi influssi arabi. I piatti, ben presentati, sono pensati proprio per la pausa pranzo. Spazio dunque a diversi piatti unici, tendenzialmente leggeri, ma sempre gustosi.
Dalla Grecia arriva, ad esempio, la moussaka, preparata con melanzane e carne macinata, arricchita nel gusto da un nonnulla di cannella, che aumenta la complessità di sapori. Ma non sono da meno gli straccetti di pollo e verdure, accompagnati da riso pilaf, leggermente piccanti. Mentre il polpo con patate, piatto d’impronta ligure, è di una morbidezza unica, e il segreto sta nella lunga cottura a bassa temperatura. Dal medioriente, invece, arriva il cous cous di verdure, ricco, esemplare.
Curati anche i dolci: la cheese cake, con la sua bella base di speculoos (i biscotti speziati alla cannella, garofano, noce moscata…), rimane morbida, e la capresina, accompagnata da salsa alla vaniglia, è un bell’assaggio. Ma se si vuole rimanere in Grecia, è da non perdere lo yogurt greco (che, assieme ad altre materie prime, arriva direttamente dalla terra di Aristotele) con miele e noci, dove all’acidità dello yogurt fa da contrappunto la dolcezza del miele.
Anche i vini, bianchi e rossi, serviti al calice, sono greci.
Officina di Cucina è aperta dal lunedì a venerdì a pranzo. Per un piatto unico più dolce e caffè la spesa si aggira attorno ai €15. La sera e nei weekend può aprire su prenotazione (minimo 10 persone). La proposta non cambia: cene greche o di pesce, a menu fisso (circa €25). E la curiosità di assaggiare la cucina di Chiara nei tempi dilatati di una cena conviviale è forte.
























Taki ~ Roma
Food experience gentilmente condivisa da Gianluca D’Amelio
Servizio fotografico di Andrea Di Lorenzo
L’ambiente è molto accogliente e rilassante, con le luci soffuse che aiutano a distendersi per lasciarsi andare in un’esperienza che non si limita solo al piacere del palato, ma che coinvolge anche tutti gli altri sensi, tatto e udito compresi.
Il personale è sempre sorridente e si capisce sin da subito che la cortesia è un elemento che in questo ristorante non viene assolutamente trascurato. L’arredamento è moderno, tutto tendente al nero, e il locale è disposto su due piani collegati da una bellissima scala a vetro; ogni tavolo è illuminato da un faretto o da una piccola lampada, e nel piano inferiore c’è una fontana con la roccia che riproduce una cascata.
Questo è l’ambiente che si presenta a chi entra al Taki, il ristorante giapponese situato nel quartiere Prati, in una delle zone più belle di Roma. Dentro questo locale però ci si dimentica di essere al centro della capitale, perché si è subito proiettati in una dimensione esotica.
Cominciamo a sgomberare il campo dai pregiudizi che attanagliano molti: la cucina giapponese non è solo sushi, e non è solo pesce crudo. Le pietanze tipiche di quest’angolo dell’estremo oriente variano dal pesce, alla carne, alle uova, ai formaggi, alle verdure. E il Taki, che ha aperto nell’estate del 2008 ed è guidato dalla titolare Yukari, è uno di quei ristoranti che rappresentano fedelmente la cultura gastronomica nipponica.
La Food Experience che ho provato in questo ristorante è stata di altissimo livello, e la vado subito a raccontare. Prima di iniziare la degustazione ci è stato offerto un assaggio di benvenuto composto da salmone scottato in salsa teriyaki (una soia aromatizzata), che ha anticipato un usuzukuri di spigola, accompagnato da una salsa ponzu agrumata, con erba cipollina. Con il termine usuzukuri si indica un determinato taglio di pesce, talmente fino da risultare quasi trasparente. La seconda portata è stata un salmone sfilettato con salsa shiragiku, un aceto di riso giapponese.
Un piccolo intervallo di carne ha interrotto momentaneamente la serie di piatti a base di pesce: degli spiedini di pollo, chiamati yakitori, saltati con la teriya, che è una salsa a base dell’onnipresente soia, preparata con zucchero e sakè. Dopo di che è arrivato il momento della tempura, un piatto di pesce e verdure impastellati e fritti separatamente.
Una vera delizia, che ha preparato lo stomaco a una serie interminabile di sushi: il nigirizushi, che è una polpettina di riso sushi con una punta di wasabi ed una fettina sottile di pesce avvolta sopra; l’uramaki, una polpetta cilindrica fatta con il riso all’esterno ed il nori all’interno (che è la classica alga scura della cucina giapponese); l’hosomaki, che è una polpettina cilindrica con il nori all’esterno, generalmente spessa circa due centimetri e larga due. Tutti questi tipi di sushi erano guarniti con vari pesci: gamberi, tonno, pesce spada, spigola, salmone e altri ancora.
La stoccata finale ci è stata infine inflitta dal dessert, composto da dolcetti di farina di riso farciti con l’anko, una marmellata a base di fagioli rossi giapponesi. Insomma, un ristorante da consigliare sia a chi ama la cucina giapponese che a chi ci si avvicina per la prima volta, perché saranno simpaticamente e pazientemente guidati dallo staff del ristorante. Sempre con il sorriso sulle labbra.
Tutto il servizio fotografico Taki