La Gastroscettica studia la Grande Guerra a tavola

+1Share on Twitter

A volte non basta nascere e crescere in un posto per conoscere tutta la sua storia.

Più volte sono i casi della vita che ti riportano a scoprire quello che avresti dovuto studiare durante i lunghi anni di scuola.

Quando l’antropologa alimentare, Lucia Galasso, lanciò l’idea di una cena con i ricettari dei prigionieri della Prima Guerra Mondiale, ne rimasi stupefatta. Non mi ero mai posta il problema sulla fine che fecero fatto i prigioneri della disfatta di Caporetto.

Quel libro che mi pose tra le mani mi faceva scoprire come Carlo Emilio Gadda fosse tra questi e come finì in un campo di concentramento vicino ad Hannover.
Così presi in mano un libro di storia ed un atlante. Non mi bastava più il racconto romanzato di Hemingway su quel giorno di fine ottobre 1917. Il suo protagonista era troppo impegnato a fare il super eroe tentando di portare in salvo tre ambulanze e perdendo parte del suo seguito tra il fuoco amico e la diserzione. Lui correva veloce dall’Isonzo al Tagliamento scappando poi lui stesso alla guerra.

Oggi Caporetto si chiama Koparid e sui suoi 234 metri sul livello del mare se ne stanno in Slovenia.

Ma che fine fecero quei 300.000 soldati fatti prigionieri, in un giorno che contò ben 12.000 vittime?
In Italia Gabriele D’Annunzio ironizzava su questi disertori. L’Italia semplificò la sconfitta dandole il termine forte di disfatta ed assegnandola tutta alla paura di chi l’affrontò dal vivo.

Quei soldati finirono in parte ad Hannover, almeno gli ufficiali.
Lì nel gelo e nella lontananza cominciarono a ricostruire il loro Paese della Cuccagna: l’Italia.
Nacquero ben due ricettari basati su ricordi. I “responsabili editoriali” furono Giosuè Fiorentino e Giuseppe Chioni e intitolarono quelle speciali pagine l’Arte Culinaria e Ricettario culinare.

Oggi le potete trovare a Genova oppure stampate nel libro La Fame e La Memoria di Agorà Libreria Editrice.

Il 18 dicembre 2012 al ristorante Gibbo’s a Roma una trentina di impavidi italiani moderni hanno cenato con le loro ricette, ovviamente riviste.

Lucia ne ha raccontato la storia, mentre io ho spiegato la scelta del menù ed i piatti tra i quali mi sono trovata a scegliere. Da non dimentare Slow Food Roma e Andrea Petrini che hanno creduto in questa cena quando era ancora solo un’idea.

Lasciata da parte la porzione quotidiana di lardo, escluso il marrù per la presenza di interiore, scartata la polenta con i frutti per schizzineria moderna, sorriso davanti ai polpi incatramati, ecco che la cena è cominciata con una caponata ed una conserva di pomodori.
Come si fa la caponata? Niente melanzane, niente fritto, basta del pane.
Il primo piatto, invece, è stato dedicato alla memoria di tal Tecchi. Mentre pasteggiava a Natale 1917 con una galletta di pane imbevuta nell’acqua e una speciale aringa, raccontò ai commilitoni dei maccheroni alle noci e della loro carezza ruvida sul palato. Ricordi!

Olio su tela di Filippo Monteverde

Per i secondi un bollito al vino, piatto preferito del Maestro Puccini, e giri… Giri, ossia bietola in siciliano. I ricettari infatti raccontano l’Italia, tutta. Bagna cauda, ma anche marrù calabrese, melicottini piemontesi, calcionetti abruzzesi, culunganes sardi e altri piatti locali forse anche dimenticati, tutto si ritrova tra quelle pagine scritte e decorate a mano.

Tocco finale una straordinaria zuppa inglese. L’ho scelta perché fu ripetuta in entrambi i ricettari.

Non c’è miglior modo di studiare la storia vista dalla parte dei “piccoli” e vissuta quasi di prima persona tra un boccone e l’altro. Non ho potuto non ricordare le parole che mia madre ripete ogni volta che mi porta all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, non distante da Redipuglia. “Lì è morta troppa gente solo per conquistare un metro di collina un giorno e perderla il giorno dopo.” Questo era il lascito della Grande Guerra per la mia famiglia, ora però ho stupito me e la mamma con questa cena speciale.
Perché anche la cucina è storia al pari dei ricordi da cui nacquero i due ricettari che sono stati presentati.

 

Related Posts