Food experience gentilmente condivisa da Giovanna Cozzi, blogger di Burro e Alici
Foto di Giulio Riotta

Andare a mangiare al Funghetto a Borgo Grappa per chi vive a Roma potrebbe sembrare un viaggio troppo lungo, ma se cercate una cucina di pesce, semplice e raffinata, dove la materia prima è protagonista e tanto eccellente da non esigere praticamente altro, tornerete qui senza pensare alla via Pontina!
Il Funghetto nasce nel 1990 sulle ceneri di quello che era il ristorante del padre dello chef Michele Lombardi e che vide susseguirsi diverse gestioni prima del ritorno nelle mani di famiglia.
Siamo in due e ci accoglie Michela, moglie di Michele Lombardi. Il locale è spazioso e noto subito una grande quantità di conserve fatte in casa che Michela mi conferma essere preparate da lei e usate per accompagnare i formaggi e per la pasticceria.


L’interno è elegante e sobrio mentre l’esterno è più sontuoso ma talmente piacevole da farmi prediligere l’area esterna. C’è un giardinetto con giochi per bambini che potrebbe essere di grande conforto per chi ha figli che non sanno stare seduti al tavolo. Da segnalare anche la presenza di un fasciatoio davanti al bagno che, per me, è segno di grande civiltà e attenzione.

Michela è molto gentile, ci accompagna al tavolo e ci spiega il menù con molta soddisfazione e competenza. Apprendiamo che il menù può variare secondo la stagione e la disponibilità del pescato.
Il menù è ricco di portate di pesce, tutto proveniente da Anzio, Terracina e, a spostarsi tanto, Gaeta, ma non mancano piatti di carne e una seria selezione di formaggi. Leggo anche molte proposte senza glutine per intolleranti.
Decidiamo di provare due menù degustazione: il Percorso in 13 passi, e il Menù del Buon Ricordo.
Il cestino del pane presenta diverse varietà e tutte fatte in casa. Ci viene anche portato un piatto di benvenuto con tre assaggini: vellutata di zucchine con ricotta di bufala, panzanella di crostacei con crostini, e tonno affumicato con fichi freschi. Cominciamo benissimo. Tutto molto buono ed equilibrato e Michela ci spiega i piatti con dovizia e risponde felicemente alle mie domande.

Il primo menù si compone di un bellissimo piattone con otto diversi assaggi di antipasti di pesce dove persino le verdure usate da decorazione erano eccezionali (Michela ci ha saggiamente suggerito di assaggiare le zucchine marinate al centro del piatto); un piatto di spaghettoni con scampi, gamberi e pachino (che chiamano “assaggio” ma la porzione è generosa) con perfetta cottura della pasta, scampi e gamberi polposi e profumati e un gambero rosso zuccherino; un filetto di merluzzo con vellutata di finocchi al profumo di vaniglia, e pomodorini confit con olio aromatizzato alle olive, e tre assaggi di dessert.

Il menù del Buon Ricordo rientra nell’iniziativa dell’Unione Ristoranti Buon Ricordo che dal 1964 raccoglie ristoranti in tutta Italia che valorizzano quella che oggi si chiama cucina del territorio o cucina a km0 e deve contenere una specialità esemplare del territorio in cui opera il ristorante, o a cui si ispira la sua cucina. La specialità in questione è la zuppa espressa di pescato quotidiano che è stata una delle più buone che io abbia mai mangiato, con generosità di pesce e crostacei cotti alla perfezione.

Tra gli antipasti segnalo il merluzzo con scarola (che è stato una rivelazione per equilibrio di gusto e bontà), la freschissima insalata espressa di seppie, calamari e polpo e il morbido calamaro ripieno. Ottime tutte le verdure che accompagnano i piatti: fresche, croccanti, gustose e anch’esse della zona.

Accompagniamo il pranzo con due bicchieri di vino, un Pinot Grigio e un Grechetto. La lista dei vini è incredibile: cantina fornitissima, ben selezionata, con ottime proposte anche alla mescita e mezze bottiglie (da 375 ml), vini bianchi e rossi italiani e internazionali, ottime bottiglie per brindare e qualche rarità.
Tra i dessert, preparati con ottimi ingredienti da Michela e il suo aiutante, ci sono mousse di cioccolato fondente, gelati e sorbetti fatti in casa, millefoglie, semifreddo di mandorle in salsa di agrumi, ma non bisogna lasciarsi sfuggire il tortino di pane con ciliegie e crumble, e la bavarese con cornucopia di frutti di bosco.

Nel menù dedicato ai dolci è presente una selezione di vini da dessert con relativi abbinamenti, ottimi distillati e selezione di caffè, the e tisane accompagnati da piccola pasticceria.
Tutto il pasto è stato impeccabile e, parlando con il simpatico chef Michele Lombardi, capisco il perché: umiltà, tanto lavoro, materie prime freschissime, cotture rapide in forno a vapore per mantenerne il sapore e la genuinità, una passione per la cucina semplice, senza fronzoli, ma elegante e raffinata, l’amore e la collaborazione di una coppia che lavora insieme alla ricerca della qualità e una passione e un rispetto per gli ingredienti e il territorio che non si possono imparare.

I prezzi sono giusti e proporzionati alla qualità. Il locale merita almeno una visita. E poi vorrete tornare.
Tutto il servizio fotografico Il Funghetto
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Il Funghetto ~ Borgo Grappa (LT)
Food experience gentilmente condivisa da Giovanna Cozzi, blogger di Burro e Alici
Foto di Giulio Riotta
Andare a mangiare al Funghetto a Borgo Grappa per chi vive a Roma potrebbe sembrare un viaggio troppo lungo, ma se cercate una cucina di pesce, semplice e raffinata, dove la materia prima è protagonista e tanto eccellente da non esigere praticamente altro, tornerete qui senza pensare alla via Pontina!
Il Funghetto nasce nel 1990 sulle ceneri di quello che era il ristorante del padre dello chef Michele Lombardi e che vide susseguirsi diverse gestioni prima del ritorno nelle mani di famiglia.
Siamo in due e ci accoglie Michela, moglie di Michele Lombardi. Il locale è spazioso e noto subito una grande quantità di conserve fatte in casa che Michela mi conferma essere preparate da lei e usate per accompagnare i formaggi e per la pasticceria.
L’interno è elegante e sobrio mentre l’esterno è più sontuoso ma talmente piacevole da farmi prediligere l’area esterna. C’è un giardinetto con giochi per bambini che potrebbe essere di grande conforto per chi ha figli che non sanno stare seduti al tavolo. Da segnalare anche la presenza di un fasciatoio davanti al bagno che, per me, è segno di grande civiltà e attenzione.
Michela è molto gentile, ci accompagna al tavolo e ci spiega il menù con molta soddisfazione e competenza. Apprendiamo che il menù può variare secondo la stagione e la disponibilità del pescato.
Il menù è ricco di portate di pesce, tutto proveniente da Anzio, Terracina e, a spostarsi tanto, Gaeta, ma non mancano piatti di carne e una seria selezione di formaggi. Leggo anche molte proposte senza glutine per intolleranti.
Decidiamo di provare due menù degustazione: il Percorso in 13 passi, e il Menù del Buon Ricordo.
Il cestino del pane presenta diverse varietà e tutte fatte in casa. Ci viene anche portato un piatto di benvenuto con tre assaggini: vellutata di zucchine con ricotta di bufala, panzanella di crostacei con crostini, e tonno affumicato con fichi freschi. Cominciamo benissimo. Tutto molto buono ed equilibrato e Michela ci spiega i piatti con dovizia e risponde felicemente alle mie domande.
Il primo menù si compone di un bellissimo piattone con otto diversi assaggi di antipasti di pesce dove persino le verdure usate da decorazione erano eccezionali (Michela ci ha saggiamente suggerito di assaggiare le zucchine marinate al centro del piatto); un piatto di spaghettoni con scampi, gamberi e pachino (che chiamano “assaggio” ma la porzione è generosa) con perfetta cottura della pasta, scampi e gamberi polposi e profumati e un gambero rosso zuccherino; un filetto di merluzzo con vellutata di finocchi al profumo di vaniglia, e pomodorini confit con olio aromatizzato alle olive, e tre assaggi di dessert.
Il menù del Buon Ricordo rientra nell’iniziativa dell’Unione Ristoranti Buon Ricordo che dal 1964 raccoglie ristoranti in tutta Italia che valorizzano quella che oggi si chiama cucina del territorio o cucina a km0 e deve contenere una specialità esemplare del territorio in cui opera il ristorante, o a cui si ispira la sua cucina. La specialità in questione è la zuppa espressa di pescato quotidiano che è stata una delle più buone che io abbia mai mangiato, con generosità di pesce e crostacei cotti alla perfezione.
Tra gli antipasti segnalo il merluzzo con scarola (che è stato una rivelazione per equilibrio di gusto e bontà), la freschissima insalata espressa di seppie, calamari e polpo e il morbido calamaro ripieno. Ottime tutte le verdure che accompagnano i piatti: fresche, croccanti, gustose e anch’esse della zona.
Accompagniamo il pranzo con due bicchieri di vino, un Pinot Grigio e un Grechetto. La lista dei vini è incredibile: cantina fornitissima, ben selezionata, con ottime proposte anche alla mescita e mezze bottiglie (da 375 ml), vini bianchi e rossi italiani e internazionali, ottime bottiglie per brindare e qualche rarità.
Tra i dessert, preparati con ottimi ingredienti da Michela e il suo aiutante, ci sono mousse di cioccolato fondente, gelati e sorbetti fatti in casa, millefoglie, semifreddo di mandorle in salsa di agrumi, ma non bisogna lasciarsi sfuggire il tortino di pane con ciliegie e crumble, e la bavarese con cornucopia di frutti di bosco.
Nel menù dedicato ai dolci è presente una selezione di vini da dessert con relativi abbinamenti, ottimi distillati e selezione di caffè, the e tisane accompagnati da piccola pasticceria.
Tutto il pasto è stato impeccabile e, parlando con il simpatico chef Michele Lombardi, capisco il perché: umiltà, tanto lavoro, materie prime freschissime, cotture rapide in forno a vapore per mantenerne il sapore e la genuinità, una passione per la cucina semplice, senza fronzoli, ma elegante e raffinata, l’amore e la collaborazione di una coppia che lavora insieme alla ricerca della qualità e una passione e un rispetto per gli ingredienti e il territorio che non si possono imparare.
I prezzi sono giusti e proporzionati alla qualità. Il locale merita almeno una visita. E poi vorrete tornare.
Tutto il servizio fotografico Il Funghetto
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