ilSanLorenzo ~ Roma


Recensione di Daniela Delogu, blogger di SenzaPanna
Foto di Andrea di Lorenzo

Una cucina di sostanza, così Elena, moglie del titolare e sommelier, definisce giustamente il menu de ilSanLorenzo. E la sostanza c’è tutta. Quella di Enrico Pierri e della moglie è stata una scelta molto chiara e riguardosa del cliente, proporre materie prime ineccepibili lavorate nel modo più rispettoso del gusto e della qualità.

Il pesce arriva freschissimo due-tre volte al giorno da Ponza, grazie alla collaborazione con il ristorante Acquapazza, e dall’asta di Civitavecchia. Devo essere sincera, avevo molta curiosità su questo locale, le voci girano veloci in internet, eppure era uno dei pochi che ancora non avevo provato temendo una delusione data da aspettative altissime e viziata da un’infanzia passata proprio in quel porto di Civitavecchia dove i miei genitori compravano il pesce direttamente dai pescherecci. Poi ligia al detto “prima provare poi parlare” ho voluto toccare con mano. E devo dire che il rapporto soddisfazione/costo è davvero elevato.

Vicolo dei Chiavari è piccolissimo e il dehors minutissimo del ristorante è come un piccolo gioiello incastonato nel centro di Roma. Nella prima sala adibita a corner fish fanno bella mostra i pezzi migliori esposti sul banco alle cui spalle si estende la cucina a vista. La novità, piacevolissima, è che questa zona è da poco anche pescheria dove fino all’ora di cena si possono acquistare i prodotti del pescato.

Nelle altre sale regna il bianco e la linearità di stile e il filo conduttore è una sobria eleganza. La stessa eleganza che ritroveremo nei piatti del menu. La mia curiosità sul nome è appagata da Elena: San Lorenzo è il quartiere dove la coppia aveva aperto il primo locale, la notte di San Lorenzo è legata a quando si sono conosciuti e alle pareti sono esposte le opere della scuola di San Lorenzo.

Un posto che è tutta una sorpresa, come i resti delle fondamenta del teatro di Pompeo visibili al piano inferiore dove è possibile cenare in un tavolo sociale da 12 persone, o in cantina in un esclusivo tavolo per 4. Al piano superiore c’è anche un’ampia zona riservata ai fumatori. La cura per il cliente con tutte queste piccole attenzioni raggiunge il massimo con la nostra cena.

Il benvenuto sono delle delicatissime alici fritte di Ponza con arancino. Il pesce azzurro ha una particolarità che chi conosce bene i prodotti del mare sa, è un pesce che non mente e dichiara la sua età. O è freschissimo o si sente subito e questo aveva ancora tutto il profumo del mare. Per scelta decidiamo di prendere i piatti più semplici, quelli che secondo me rivelano tutto il gusto della materia prima e la mano del cuoco. Io ho una convinzione, che quando il pesce è fresco non ha bisogno di eccessivi trattamenti. E quindi, crudi a parte, i piatti più vicini alla cucina classico semplice sono come una cartina al tornasole. Per cui come antipasto optiamo per il barattolo in mare: insalata di pesci e crostacei al vapore con maionese di sedano, alla sua apertura si diffonde il profumo del mare, e il fritto di calamaretti spillo con tempura di zucchine alla menta, leggero, asciutto e croccante in una porzione molto generosa che soddisfa in pieno.

I tagliolini (fatti a mano dalla casa) con gamberi rossi cotti e crudi, e crudaiola di pomodori sono una sorpresa di sapori tra il delicato e il deciso, il dolce dei gamberi crudi e cotti è bilanciato dall’aspro tenue del pomodoro e completato dall’uovo della pasta.

I tortelli di granceola con succo di pomodoro e infusione di basilico giocano su contrasti simili, quello che mi colpisce è l’estrema delicatezza di tutti i sapori che allo stesso tempo mantengono una loro identità. Nel fritto tradizionale i gamberi e i calamari asciutti e dolci (confesso di aver succhiato tutte le teste dei gamberi per quanto erano freschi) con maionese casalinga e foglie di portulacca fanno perdonare delle triglie che a mio parere erano leggermente inferiori, ma il confronto con la perfezione dei primi era inevitabile.

Anche tra i dolci c’è da perdersi nella scelta, la zuppa di fragole di Terracina, profumata, con panna cotta agli agrumi e olio alla vaniglia è fresca e piacevole e i sorbetti (limone, mandarino e mango) sono perfetti per riposare le papille. Un po’ di piccole coccole finali concludono la cena. Il cestino del pane è una scatola di legno con piccoli panini di vario tipo, mini brioche al burro, pizza bianca, pane a lievitazione naturale e di Lariano e grissini friabili, tutto di ottima fattura.

L’ampia carta dei vini con centinaia di etichette è un altro gioiellino, in cui spiccano oltre a un’ampia scelta di bolle alcune piccole sorprese di vini spumanti italiani sconosciuti ai più e scoperti da loro oltre a una selezione di rossi abbinabili al pesce. Il cliente viene viziato in tutti i modi, anche nel servizio sempre molto attento e riservato. Ho molto apprezzato in fondo al menu tutti i nomi del personale di cucina e di sala, un giusto riconoscimento per chi a volte nell’ombra contribuisce alla riuscita di un lavoro.

Tutto il servizio fotografico ilSanLorenzo

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Un Commento

  1. Pubblicato 13 luglio 2011 alle 15:51 | Link Permanente

    sbaglio o oggi ho visto un servizio ambientato in questo ristorante al tg5?

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