Recensione di Enrico Carta
Foto di Daniele Fontana
Spinnaker: nelle imbarcazioni da regata, grande vela di taglio simmetrico che viene alzata a prora per sfruttare al massimo il vento di poppa. Avere il vento in poppa: procedere molto bene, senza intoppi.
Basterebbero queste due definizioni per farvi capire che se sceglierete di mangiare in questo ristorante dal nome veramente azzeccato non rimarrete di certo delusi.
Siamo a due passi da Porto Cervo Marina che, con un po’ di buona volontà, potrete raggiungere anche a piedi. Il ristorante, molto accogliente, dispone di due sale: una esterna adiacente all’ingresso, l’altra interna illuminata da una grande vetrata oltre la quale c’è una piccola terrazza dalla quale potrete godere di una splendida vista sul mare.
Ma veniamo al dunque. Oltre al menù “standard” ci viene portato anche quello con i piatti del giorno; fin qui tutto normale se non fosse che quest’ultimo ci lascia sorpresi per grande quantità e qualità della proposta. Avrete l’imbarazzo di scegliere tra raffinati piatti di pesce e golosi piatti della migliore tradizione emiliana. Se volete uscire un po’ dagli schemi come abbiamo fatto noi potete pizzicare un po’ di qua e un po’ di là.
Anche la carta dei vini è vasta e molto curata, prevalgono le etichette sarde ma non vengono trascurati per nulla i migliori vini nazionali. Molto interessante anche la selezione di Champagne.
Duole notare la presenza di una sola etichetta di vino emiliano, un ottimo Lambrusco. Il titolare, Sauro Zannoni, ci spiega che la clientela preferisce orientarsi su bottiglie diverse, magari più titolate, ed è un vero peccato perché le quotazioni del Lambrusco nel panorama vitivinicolo italiano sono in costante crescita.
Abbiamo deciso di iniziare col pesce, un crudo di mare servito su un grande piatto da portata decorato con fiori di bouganville (come tutti i piatti che seguiranno). Sopra troviamo scampi, gamberi, tartare di tonno ed un ottimo carpaccio di tonno e pesce spada. In un altro piatto ostriche (rigorosamente locali, di San Teodoro) e tartufi. Partiamo decisamente col piede giusto e non è vero che si tratta di pesce crudo banalmente adagiato su un piatto, il pesce deve essere buono , rigorosamente fresco e, perché no, presentato bene. Qui ha tutte queste caratteristiche.
Scegliamo primi diversi perché vogliamo darvi un’idea della varietà del menù ma anche perché siamo molto golosi e vorremmo provare tutti i piatti (ma ahimè non è possibile).
Per il pesce: Sua Maestà la Bouillabaisse. E’ una zuppa di pesce alla marsigliese con lo zafferano preparata con maestria e pazienza dallo chef Antonio Frasconi e dal suo staff. Tra gli ottimi ingredienti spiccano i gamberi, la pescatrice, le arselle ed il dentice.
Per la tradizione emiliana mangiamo un Tris di pasta fresca con diversi ripieni, eccoli: Sombreri bianchi e verdi (nell’impasto di questi ultimi ci sono anche gli asparagi) con ripieno di pere, Grana e ricotta affumicata; Tortelli con bietole, spinaci e ricotta; Tortelli con ripieno di zucca e amaretti. Ci viene consigliato di mangiarli esattamente in quest’ordine e solo quando arriviamo al terzo assaggio capiamo il perché: l’esplosione e la fusione dei sapori della zucca e degli amaretti è talmente esagerata e inebriante al punto da mettere quasi in ombra i primi due ottimi assaggi.
Anche sui secondi decidiamo di prendere strade diverse, iniziamo con una tagliata di tonno di Carloforte all’aceto balsamico, un piatto semplice ma che vi lascerà a bocca aperta per la sua delicatezza. Del resto quando un trancio di tonno appena pescato incontra un ottimo aceto balsamico tradizionale non può che celebrarsi un matrimonio perfetto. Perfetto come il binomio tra lo stesso aceto ed un bel pezzo di filetto, anch’esso per palati esigenti e raffinati. Se vi piace al sangue non dimenticate di specificarlo al momento dell’ordinazione.
Quando si mangia così bene si finisce per non sentire il senso di sazietà e la gola prende il sopravvento, decidiamo quindi di andare avanti col dessert: Cestino Primavera, con base di crema chantilly, fragole e panna montata il tutto racchiuso in un biscotto a forma di cesto. Non può che essere delizioso considerando che lo Spinnaker è anche pasticceria e gelateria (di fianco al ristorante) da oltre vent’anni punto di riferimento dei golosi della Costa Smeralda.
Al termine di un pranzo di fronte allo splendido mare della Sardegna non potete rinunciare ad un bicchierino di mirto, qui lo berrete fatto in casa da Antonio Frasconi, mica un normale mirto commerciale! Lo stesso chef fa anche un grandioso olio piccante preparato con cura quasi maniacale, se siete appassionati del genere non dimenticate di farvelo portare.
Ci alziamo con la certezza che torneremo a mangiare allo Spinnaker, sapendo già da ora che la prossima volta vivremo un’esperienza completamente diversa ma ugualmente entusiasmante.
Tutto il servizio fotografico Spinnaker
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