Villa Lucrezia ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Le Franc Buveur
Servizio fotografico di Alberto Blasetti

Una famiglia di ristoratori, due giovani psicologi come proprietari e la loro passione per la buona cucina. Il tutto in un ambiente elegante ed immerso nel verde. Questi gli “ingredienti” del piacevole ed accogliente ristorante Villa Lucrezia.
Situato non lontano dall’ippodromo delle Capannelle, il locale gode di ampi spazi esterni e di un bel giardino, ideali per un pranzo domenicale, per banchetti e ricevimenti o semplicemente per godere di un pò di frescura nei periodi primaverili-estivi, sotto una bella veranda e lontani dal caos cittadino. Una bellissima villa, quindi, che anticamente era una fattoria con relativa stalla e che conseguentemente beneficia anche di ampie sale interne, molto spaziose ed accoglienti.

La clientela del locale è costituita da abitanti della zona ma talvolta anche da un affezionato pubblico straniero che torna spesso proprio grazie al mix di buona cucina, calda ospitalità e comfort che sono offerti agli ospiti.
Il servizio è molto attento, puntuale e gentile, come pure i proprietari con i quali è piacevole confrontarsi sulla modalità di preparazione dei piatti e farsi raccontare qualcosa sull’interessante storia del locale.

La cucina è davvero interessante. I piatti sono preparati con materie prime di qualità, sono numerosi e sono oltretutto molto ben presentati. Si spazia da quelli più tradizionali a quelli che presentano un pizzico di innovazione, dai piatti a base di pesce (decisamente il cavallo di battaglia del locale) a quelli di terra. Piatti che possono nascere anche da un’idea sorta in un’occasione di un viaggio o dalla creazione del bravo chef del locale.

Già a partire dagli antipasti si comincia subito a verificare l’originalità e la bontà dell’offerta presente nel menù. Davvero imperdibile il baccalà con uvetta, cipolla, pinoli e prugne (proprio quelle dell’albero situato nel giardino del locale) morbido, con i sapori dolci e salati che si integrano perfettamente. Originali oltre che buoni anche i piccoli pomodori di riso con patatine novelle: si tratta in pratica di pachino ripieni di riso con un contorno di patate tonde piccole. Buoni e ben presentati anche dei canestrini di pane (fatto in casa) con ceci e polpo. Sempre in tema di antipasti di pesce, si può optare anche per un croccante fritto di zucchine e moscardini, molto leggero e piacevole.

Tra i primi, le proposte di piatti a base di pesce sono veramente da consigliare. Ottimi in particolare i ravioli di spigola (e ricotta) con salsa di gamberi e calamari, un delizioso sughetto dal vero sapore di mare. Tra terra e mare è invece la carbonara di mare, un’autentica carbonara “addolcita” da calamari ed altri frutti del mare. Da non perdere inoltre un altro primo piatto molto bello da vedere, oltre che buonissimo: delle trofiette con salsa di zafferano, fiori di zucca e speck, guarnite con semi di papavero. Il contrasto cromatico è davvero di effetto, ma questo piatto è meritevole di particolare menzione anche per la combinazione perfetta degli ingredienti!

Tra i secondi spicca l’orata al forno in crosta di mandorle e miele con quest’ultimo ingrediente che si percepisce solo in un secondo momento ma si integra alla perfezione nel piatto; o si possono scegliere dei gamberoni in padella al cognac e tante erbe aromatiche, prese direttamente dal giardino esterno.
Dopo una rinfrescante insalata con mele, noci, balsamico e pomodori, si può passare ai dolci che provengono direttamente da un pasticciere salernitano: babà, un ottimo tiramisù, una fantastica mousse di castagne, profiteroles al limone.

Un ristorante quindi da consigliare, anche per l’ottimo rapporto qualità-prezzo e per una discreta carta dei vini, tra cui figura anche il buon bianco Pecorino Yamada Zaccagnini che ben si abbina ai tanti manicaretti a base di pesce presenti nel menù.
In definitiva un posto dove tutti amano tornare, comprese le famiglie che nella bella stagione si rilassano nella parte all’aperto del locale e non vorrebbero mai andar via. Come pure i loro bambini, che dopo pranzo sono ben contenti di poter liberamente giocare nel giardino della villa.

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Hermand Pub 123 ~ Roma


Food experience gentilemtne condivisa da Food Fairies
Servizio fotografico di Giulio Riotta

Non sapevamo che cosa aspettarci quando siamo arrivate fuori dal Hermand Pub 123. È un locale che esiste da anni: riemergono vaghi ricordi di un locale tutto in legno, con birra alla spina e wurstel e la partita in diretta. Ma come si mangerà? Le Food Fairies si guardano con trepidazione.

Non appena entrate e sceso il primo scalino vediamo che qualcosa è indubbiamente cambiato: ogni superficie è elegantemente imbiancata e strofinata, facendo trasparire in alcuni punti il legno sottostante, con un effetto “shabby chic” che ricorda la spiaggia, l’estate, la mente libera delle vacanze.

Quando conosciamo la meravigliosa Osvalda Piras, responsabile commerciale di Hermand, ci racconta che ha frequentato e lavorato per anni allo stabilimento Singita a Fregene, perfetto esemplare di qello stile “shabby chic.” Sarà una coincidenza? Entriamo in questo mondo di tranquillità, incuriosite. Ci sediamo insieme ad Osvalda, che fra chiacchiere e assaggi vari, ci farà compagnia per tutta la degustazione.

Iniziamo con l’aperitivo, che consiste in un ottimo spritz, servito in un grande calice elegante e un buonissimo Prosecco Dolì, dalla casa sarda Dolianova: Osvalda, non a caso di origini sarde, garantisce che “te ne puoi bere anche cinque bicchieri e non sentire nulla!” (E non dite che non vi abbiamo avvisato!) Insieme assaggiamo alcune delle Tapas sul menu, fra cui il golosissimo “sfizietto,” un piatto di croccanti bocconcini di pasta di pizza fritta, morbidi e bollenti dentro e spolverati di origano fuori (esistono anche per i più golosi in versione dolce, con nutella e zucchero a velo). Queste ed altri Tapas (polpettine, alette di pollo, frittatine, couscous, pizza, bruschettine…) si possono degustare anche all’Aperitivo con Tapas, dalle 19,30 alle 21 ogni giovedì e domenica sera (il locale è aperto tutti i giorni) per un costo di €8.

Questa è solo una delle numerose iniziative divertenti ed economiche che organizzano regolarmente da Hermand. In programma anche una serie di gare di calcio balilla, “apericene” con proiezioni di film, serate arabe e, quello che ci piace più di tutti: la vera Happy Hour, ribattezzata l’Ora di Fuoco, ogni venerdì e sabato dalle 22 alle 23, un all you can drink per la modica cifra di €10. Per maggiori informazioni seguite Hermand Centoventitre su Facebook.

E a proposito di “all you can drink,” è ora che vi parliamo delle birre che abbiamo assaggiato. La degustazione si è svolta in modo super professionale, con quantità non esagerate, iniziando con le birre più chiare e leggere, per passare poi alle varietà più corpose e speziate. Da Hermand sono orgogliosi del loro metodo di stoccaggio e spillatura alla monacense che non si avvale di lunghe canaline refrigeranti ma parte invece direttamente dal fusto refrigerato, posizionato sotto al bancone, che permette alla birra di fluire direttamente nel bicchiere, già fredda al punto giusto, senza entrare in contatto con altre superfici che ne altererebbero il sapore. Il processo di spillatura e posatura richiede più tempo, ma ne vale lo sforzo poiché’ il risultato, ci assicurano, è nettamente superiore.

Primo assaggio la Franziskaner Weisse: la birra di grano, chiarissima, torbida perché’ non filtrata, leggermente amarognola e molto dissetante. Provatela con una fetta di limone per accentuarne la freschezza. Altra media chiara della casa è la Spaten Hell, a bassa fermentazione, buona e intrigante poiché, Osvalda ci svela, è stata individuata, nel corso di uno studio, come la birra migliore per accompagnare la pizza perché aiuta a digerirne il lievito. Ma sarà una magia?

In seguito è la volta di una serie di birre dalla casa Bavarese Riegele: quella più chiara, la Spezi Ator, di doppio malto speziato, ci è piaciuta molto per il sapore complesso e corposo. La Augustus Weizen, doppio malto di grano, è rossa e fresca, con un piacevole retrogusto amarognolo, e per finire, sempre della Riegele, la Ator, una scura a bassa fermentazione, di colore rubino scuro, con un netto aroma di melassa.

Ebbene sì, per il bene di Cibando siamo state costrette a bere più del solito stavolta, ma mai a stomaco vuoto! Sfogliando il menu siamo colpite dalla varietà delle scelte: ce n’è veramente per tutti i gusti! Voglia di pasta? Ci sono i classici primi romani, fra cui un’ottima carbonara, servita col tuorlo intero, che abbiamo divorato con gusto e professionalità. Preferite qualcosa che non cucinereste a casa vostra? Provate le specialità bavaresi della casa, veri piatti di “comfort food” invernale come gli spätzle con speck tirolese e gouda o la zuppa d’orzo, fagioli e speck che vi riscalderanno nel più profondo quando fuori il termometro scende sotto zero. Chi ha voglia di carne può andare a nozze con la selezione di carni danesi, fra cui anche l’hamburger “California” servito con pane, formaggio, pomodoro, bacon, patate fritte e uovo a occhio di bue. Sempre se la fame è tanta potreste optare per il München, una degustazione di ben quattro tipi di wurstel diversi, da provare con le deliziose patate alla vichinga, croccantine e speziate con il kummel. Per chi invece preferisce rimanere più leggero c’è una buona selezione di insalatone, da gustare da sole oppure in abbinamento ad un bel tagliere di affettati. E la pizza? L’abbiamo provata, e possiamo dirlo: è ottima. Grazie ad una lievitazione che dura dalle 24 alle 48 ore, risulta leggera e digeribile, con una crosta sottile, croccante e saporita.

Essendo entrambe mamme che girano parecchio con i bambini al seguito, abbiamo apprezzato in modo particolare il Kids Menu, che non si vede molto spesso dalle parti nostre e che comprende una simpatica selezione di piatti fatti “su misura” per i più piccoli (e anche i prezzi sono più piccoli, da €6,50 a €9).

Fra i dolci fatti in casa consigliamo il tiramisù e il dolceneve, un gelato di latte guarnito di frutti di bosco oppure salsa al cioccolato, oppure un dessert espresso fatto con i maltagliati di pastafrolla, denominati Pazzie del Re (ai frutti di bosco) o Pazzie della Regina (alla nutella).

Salutiamo Osvalda con la pancia piena e un sorriso piantato sul viso, felici di aver riscoperto un posto allegro e accogliente, soprattutto in questa parte di Roma Nord, certamente non famosa per la vita notturna.

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BBQ ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Andrea Russo
Servizio fotografico di Giulio Riotta

BBQ – Bi Bi Kiu, in altre parole: barbecue! È in questa parola che si racchiude l’essenza di questo grazioso ristorante, dove la vera protagonista non poteva che essere lei: la brace! Elemento essenziale per un’autentica grigliata di carne e pesce, ma anche indiscusso valore aggiunto per un’ottimale cottura di pizza e calzoni.

La famiglia D’Ippolito, Elda, Roberto e i loro figli Filiberto e Stefano, dopo anni di esperienza nel settore dell’ospitalità ischitana e della ristorazione romana, ha deciso d’intraprendere nel 2004, questa nuova attività nel cuore del quartiere Portuense, più precisamente in prossimità della riva destra del Tevere, in quello che era sede della fiorente industria portuale romana, ora in gran parte riqualificata attraverso nuove strutture commerciali.
L’accurata ristrutturazione ci fa rapidamente abbandonare l’idea di capannone industriale, qual’ era, facendogli assumere, invece, grazie alla delicata tinta color salmone e agli ampi archi vetrati a volta romana, l’aspetto di una vecchia cascina ristrutturata dal tetto spiovente e ampi spazi esterni.

Il locale è suddiviso in due ambienti: la sala interna e lo spazio esterno che, come una piccola corte circondata da grandi fioriere, accoglie il nostro arrivo. All’interno l’ambiente è ampio, le tinte sull’arancio e variopinti quadri di Elena, donano luce e colore, mentre tavoli e sedie, in stile wengè, danno quel tocco di ambiente minimal. Fuori, invece, i grandi ombrelloni e il vecchio albero offrono ristoro durante la bella stagione, mentre il grande gazebo riscaldato diventa area fumatori per tutto l’inverno.

Quello che colpisce, una volta entrati, è il lungo bancone, punto nevralgico del ristorante, che oltre al moderno forno a legna ove Marco e Giorgio sfornano ottime pizze alla romana (basse e croccanti) ben lievitate, accoglie il grande braciere e i banchi frigo espositivi per carni e pesci.
Il cliente è liberissimo di assistere al taglio della carne (fiorentina, costata, filetto, lombata) e sceglierne personalmente la razza (Chianina, Marchigiana, Frisona) per le produzioni nazionali, l’origine (Texana, Danese, Irlandese, Argentina) per quelle estere, la quantità e, comodamente seduto, ammirare l’abilità di Samy e Carlo nel rito della preparazione della brace e della cottura delle carni (enormi bistecche, braciole, arrosticini), un vero spettacolo per gli occhi.

Gli amanti del pesce, invece, possono soffermarsi ad ammirare la considerevole proposta di pescato fresco o di allevamento, proveniente dal vicino mercato di ittico di Fiumicino o dalle ben rifornite pescherie della Capitale. C’è proprio l’imbarazzo della scelta: spigole, orate, rombi, pezzogne, saraghi, dentici, cernie, tranci di pesce spada e gli immancabili crostacei.

La caratteristica di questo locale è di non offrire solo una cucina che valorizza le cotture alla griglia e la pizza cotta nel forno a legna. Roberto, ottimo chef, sapientemente dirige le preparazioni dei piatti, dalle cotture impeccabili, proponendo un ricco menù tradizionale affiancato da alcune proposte creative e accattivanti.
In sala si alternano Filiberto e Stefano che, attenti supervisori, coadiuvano il personale ai tavoli e intrattengono i clienti più curiosi e desiderosi di informazioni.

Al tavolo, come di consueto, ci viene subito portato il menù e la carta dei vini, ma ecco una gradita sorpresa! La carta dei vini, infatti, altro non è che un modernissimo tablet, un inconsueto ma straordinario strumento hi-tech, per illustrare, mediante immagini e schede tecniche, l’intera proposta enologica. Circa 250 bottiglie catalogate e suddivise per regioni e tipologie.
Iniziamo con una variegata selezione di antipasti: cocktail di gamberi e fragole su letto di radicchio, insalata di polpo (tentacoli morbidi e non fibrosi), capesante gratinate ai funghi porcini, succulenti involtini di salmone in pasta sfoglia, polenta con moscardini al pomodoro (veramente fantastica). La carta comunque ne prevede molti altri, come il gran misto di cruditè (pesce), i marinati di pesce, i classici sauté di frutti di mare, ma anche sfiziose selezioni di salumi e formaggi italiani.

Per la scelta dei primi, viste le rigide temperature di questi giorni, possiamo ricadere sulle numerose zuppe e minestre come quella alla francese (emmenthal e cipolle), la pasta e fagioli alla veneta (borlotti, pancetta), la pasta e patate alla Napoli; se invece siamo legati alla tradizione romanesca, allora minestra di arzilla e broccoli (razza, broccolo romanesco, acciuga) o l’intramontabile pasta e ceci.

Altrimenti, il classico risotto ai frutti di mare, o un insolito riso nero al profumo di bosco (porcini, zucchine, tartufo). I numerosi formati e tipologie di paste (spaghetti, fettuccine, scialatielli, paccheri, trofie, gnocchi, ravioli) sono sia a base di pesce (vi consigliamo maltagliati ostriche e capesante) sia a base di carne come i tradizionali della cucina romana o “extraterritoriali” gnocchetti al ragù di cervo e funghi porcini.

Tra i secondi di pesce e carne, ricordiamo che le cotture alla griglia sono affiancate da ottime preparazioni al forno o in padella, abbiamo scelto un “raffinato” rombo in guazzetto di pomodorini e cozze con patate nature.
Concludiamo con due dissetanti sorbetti alla mela verde e al limone.

BBQ – Bi Bi Kiu propone in carta due menù a degustazione (antipasti, primi e un secondo a scelta) con dolce e bevande incluse, sia a base di pesce (€35) sia di carne (€30), inoltre, tramite il sito web è possibile prenotare un tavolo scegliendone la collocazione all’interno della sala, richiedere la BBQ card, controllare gli eventi e le numerose offerte.

Tutto il servizio fotografico BBQ

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Linari ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Food Fairies
Servizio fotografico di Giulio Riotta

Nel 1970 Giancarlo Linari e sua moglie, Enrica Degni, hanno creato un piccolo impero di dolci. I loro quattro figli oggi lo portano avanti con forza e bravura, nonostante i tempi di crisi che corrono e la concorrenza spietata del settore. Le loro responsabilità sono ben definite: Fabio si occupa della tavola calda ed Enrico della pasticceria, mentre Simona e Lorena seguono il locale e le relazioni con i clienti.

Il locale, punto di riferimento storico del quartiere Testaccio, è ampio, luminoso ed elegante, con abbondanti posti a sedere sia fuori che dentro. Nel 1983 è stato ampliato con l’incorporazione di una seconda vetrina, mentre nel 2009 dopo un’importante ristrutturazione è stato possibile aggiungere la parte della ristorazione. Di conseguenza le fasce di servizio sono diventate quattro: la colazione, il pranzo, la merenda (o l’ora del tè) e l’aperitivo. A volte, soprattutto a colazione, si riempie improvvisamente: hanno contato fino a 45 clienti presenti contemporaneamente nei momenti di “piena!”

La colazione di Linari è storica e “intoccabile:” basta osservare l’infinità di teglie, cariche di lieviti freschi sfornati in continuazione tutta la mattina, per avere un’idea della quantità di gente che sceglie Linari per il proprio rito mattutino. Particolarmente richieste sono le meravigliose ciambelle, fragranti e non unte. Ne abbiamo divorata una alla velocità della luce con un ottimo cappuccino! Altra specialità meno convenzionale come accompagnamento al caffè/cappuccino, ma che va a ruba, è la pizzetta rossa, disponibile sia con la mozzarella sia senza, assolutamente da provare: a quanto pare, ogni domenica ne vendono una media di 500 pezzi. Per quello che ci riguarda, dopo l’assaggio ne abbiamo subito agguantato mezza dozzina a testa da portare a casa per la merenda! Inoltre il bancone della colazione offre cornetti di vario tipo, sfogliatelle, bomboloni ripieni per tutti i gusti, saccottini al cioccolato, etc.

A pranzo da Linari si mangia fresco, sano e rapido, con una media di €12 a persona per un pranzo completo e abbondante. La scelta è ricca e varia, ma sono le verdure le regine incontrastate del buffet: ogni giorno, infatti, è possibile scegliere fra 10-12 tipi diversi, o come piatto principale o come contorno alle tante altre specialità. L’attenzione alla qualità degli ingredienti è sempre evidente, sia nei prodotti della tavola calda che in tutte le altre meravigliose preparazioni sfornate dal laboratorio in sede. Qui, secondo la stagione, si possono acquistare panettoni classici o al cioccolato, torroni, pangiallo, colombe, uova di pasqua, tutto rigorosamente artigianale.

Il gelato, disponibile tutta l’estate fino all’autunno inoltrato, è preparato artigianalmente con le migliori materie prime. Assolutamente da assaggiare sono lo zabaione e la crema, oltre ai gusti alla frutta (che contengono solo frutta vera e mai semilavorati).

Nella parte della pasticceria l’assortimento è vario e inesauribile, da non perdere i mignon (da provare la squisita cassatina) e le crostate indicatissime con il tè pomeridiano. Troverete anche numerosi classici, fra cui naturalmente la mimosa, il mont blanc, il profiteroles, il St. Honoré, etc. Vi sfidiamo di andare da Linari senza uscire dal negozio con qualche spontaneo e dolce regalino!

A differenza di altri locali, da Linari l’aperitivo non consiste in un riciclo degli avanzi del pranzo ma è preparato espresso tutti i giorni. Per l’happy hour il buffet offre un assortimento d’insalate, crostini, vol au vent, cornetti salati, etc. Il tutto spendendo da €4,50 a €7,50. Come se non bastasse, la ciliegina sulla torta per gli stakanovisti: il Wi-Fi è gratuito per i clienti.

Il nostro consiglio? Trovate il tempo per concedervi una passeggiata nel quartiere, terminando con una sosta da Linari: non rimarrete delusi. Troverete inoltre un assortimento eclettico di personaggi, dal mondo del giornalismo agli avventori del Teatro Vittoria, dietro l’angolo, attori e registi. Linari è un caposaldo di Testaccio assolutamente da riscoprire.

Tutto il servizio fotografico Linari

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Pizza Luigi ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Maurizio La Rocca
Servizio fotografico di Giulio Riotta

Evviva la pizza a taglio! E Alla romana! Non vi sembra che ultimamente si faccia un gran parlare solo di pizze tonde? E inoltre di pizze tonde dallo stile partenopeo? Ma qui siamo a Roma, e Roma vuole le pizze tonde sottilissime e, forse di tradizione ancora più antica e popolare e, comunque, di diffusione capillare, la pizza a taglio alla romana che è prerogativa tutta capitolina.

E qui da Dante, figlio del fondatore Luigi, e da sua mamma, si viene proprio per il classico trancio di margherita (o funghi, patate, fiori di zucca o le più ricercate prosciutto e fichi, ‘nduja o pescatora) e decine di altre o per la pizza bianca ripiena che è la specialità della casa ed è veramente gustosa: non alta ma morbida e croccante al punto giusto, spaccata a metà e farcita con mortadella, o con bresaola rughetta e scaglie di parmigiano, o con un più fantasioso stracchino, pinoli e rucola… e in altri mille modi. E sempre all’insegna della genuinità e della qualità delle materie prime.

L’impasto qui è fatto secondo canoni classici, al di la delle correnti modaiole attuali, e tutto viene preparato a vista e con grande trasparenza (come succede anche nell’attigua tavola calda) dietro al grande banco di servizio. E sorrido pensando a ristoranti stellati ristruttuati appositamente per creare cucine a vista o “tavoli dello chef” per coinvolgere il cliente in una esperienza più intima. Qui lo fanno da sempre.

Mentre Dante mi intrattiene piacevolmente, parlando anche dei progetti che coinvolgono la vicina stazione dell’Air Terminal con la nuova compagnia ferroviaria ed il polo gastronomico che vi sorgeranno, arrivano gli assaggi di pizza che risvegliano la memoria del fanciullo che è in me, riportandomi a quando decenne la mattina compravo le mie 500 lire di pizza bianca, che lasciavo poi sul termosifone per gustarmela tiepida all’intervallo di scuola a metà mattinata.

Ed arrivano a tavola il filetto di baccalà ed il fiore di zucca bollenti con la pastella leggera e croccante che finiscono in men che non si dica tra le mie fauci che non vogliono perdere niente della loro calda fragranza.

Lascio il mio ospite con un solo piccolo rammarico: non aver provato tutte le specialità della casa. Che poi sarà la solita mia scusa per tornare: in questo caso a far incetta di supplì, crocchette e delle altre pizze ripiene che l’ingegno di Dante e della sua squadra saranno stati capaci di inventare.

Ancora una volta viva la pizzeria a taglio, vera istituzione capitolina!

Tutto il servizio fotografico Pizza Luigi

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