Retro ZeroDue ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Giovanna Cozzi
Servizio fotografico di Giulio Riotta

Ristorante giovane e simpatico, aperto da 8 anni e molto conosciuto nel quartiere e non solo. Si viene da Retro Zerodue per mangiare una cucina semplice e casalinga ma con un tocco in più. Cibo buono, gustoso e saporito (non salato!).

Il locale è davvero carino, pulito nella sua essenzialità e con un tocco anni ’50. Scatole di latta vintage e altri accessori arricchiscono il locale di colore mentre i tavoli, tutti diversi danno una sensazione piacevole di informalità ma allo stesso tempo di eleganza. Insomma, il locale è davvero carino e di ottimo gusto!

Una grande lavagna lungo tutta una parete presenta il menù del giorno e i piatti sono i tipici piatti romani ed ebraico romaneschi ma ci sono incursioni di piatti toscani lungo tutto il menù (scopro infatti che la cuoca è toscana di adozione romana).

Un menù del giorno vario ed intelligente che segue la stagionalità dei prodotti e che da risalto anche alle verdure che troppo spesso vengono lasciate da parte. Anche il menù fisso è ricco ed interessante.

La cantina è ben fornita e cambia ciclicamente perché, come ci spiega Valerio, uno dei soci, vogliono offrire vini sempre diversi per dare la possibilità all’avventore di scoprire nuove etichette cercando di prediligere etichette piccole e difficilmente accessibili ai più.

Io sono con un amico e ci prendiamo una bottiglia di merlot con una piccola percentuale di cesanese, si chiama “Sirah” di Casale Certosa, un buon vino laziale.

Ci prepariamo ad assaggiare di tutto chiedendo porzioni ridotte per riuscire ad arrivare alla fine.

Come antipasto prendiamo un millefoglie di melanzane ovvero una buonissima parmigiana, leggera e tanto buona da farmi fare la poco elegante scarpetta con due degli ottimi panini fatti in casa che ci sono stati portati in una scatola di latta.

Buona anche la caponata di polipo ma l’antipasto della serata è l’ottimo carciofo alla giudia che ci viene servito semplicemente su di un piattino con un foglio di carta pane. Squisito, perfetto, per niente unto, croccante, una vera delizia!

Per primo assaggiamo delle interessanti tagliatelle al ragù di coniglio, carciofi e zafferano, davvero buone e lo zafferano si sposa benissimo con il ragù e i carciofi. Proseguiamo con dei ravioli di cinghiale fatti in casa (la pasta è buonissima!) con cipolla di tropea e riduzione di morellino.

Con i secondi scopro un piatto che certamente proverò a preparare e che mi è rimasto nel cuore: polpettone di vitella con mele e castagne, ben fatto, morbido, casalingo, un piatto di stagione e un connubio perfetto. Buono anche il coniglio all’arancia seppur molto condito.

Dopo l’ultimo sorso di vino e qualche chiacchiera (scopriamo molti interessi comuni con i proprietari), nonostante la mangiata fatta, abbiamo ancora voglia di provare i dolci che sono tutti fatti in casa e tutti molto allettanti.

Assaggiamo il tiramisù nel bicchiere preparato con ottimi biscotti di frolla fatti in casa (si, è contro la tradizione ma il risultato è ottimo), espresso caldo e una goduriosa crema al mascarpone. Anche il cheescake è molto buono ma dopo poco lo passo al mio accompagnatore che sembra non poterne fare a meno.

Abbiamo mangiato tanto e abbiamo mangiato bene. La serata è stata piacevole e il locale è accogliente e molto curato. Il servizio è gentile e attento e il prezzo per una cena si aggira intorno ai 35 euro (con vino alla mescita).

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Ré Brasserie ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Food Fairies
Servizio fotografico di Giulio Riotta

Dal successo romano di Ciro Moffa e la sua Pizza Ré nasce Ré Brasserie che continua, dal 1994, a portare avanti la tradizione della buona pizza partenopea nel cuore del quartiere Prati, a due passi da Piazza Mazzini. Accogliente già dall’esterno, con le lucette bianche d’inverno e numerosi tavoli all’aperto nei periodi più caldi, il locale all’interno mi colpisce per i soffitti alti, il look pulito e professionale che ricorda un po’ i ristoranti a New York, e soprattutto per il lungo banco della pizzeria con non uno ma due forni a legna a vista, dove ci si può accomodare per osservare “dal vivo” le varie fasi della preparazione delle meravigliose pizze, eseguite da abilissimi pizzaioli napoletani.

Noi infatti – io e mio marito, poiché la mia co-fairy è in viaggio all’estero – scegliamo un tavolo proprio davanti a loro, che ci sembra un buon compromesso fra la prima sala, più tranquilla, e la sala in fondo, già piena e quindi più rumorosa. Mentre studiamo ipnotizzati la rapida precisione delle mani dei pizzaioli, inizia la nostra degustazione con un piatto che sorprende per la sua semplicità: i friarielli, la versione napoletana del broccoletto ripassato. Gustandoli come antipasto, col palato pulito e non ancora anestetizzato dall’alcool, possiamo apprezzare al massimo la complessità del loro sapore, amarognolo al punto giusto: il perfetto accompagnamento per le carni alla brace, di cui il menu offre un’ampia scelta.

Giovanna di Gennaro, la elegante e industriosa proprietaria che continua a portare avanti, con il sostegno dei suoi giovani figli, l’azienda di famiglia, arriva subito al sodo e ci porta le pizze, sfruttando il nostro evidente appetito per farci assaggiare “a freddo” il loro cavallo di battaglia. Ma… che pizza. Una pizza di cui difficilmente mi dimenticherò: sottile al centro, un po’ alta ai bordi, croccante ma non troppo. La Pizza Ré Brasserie: sugo al pomodoro e pomodorini freschi, mozzarella di bufala, scaglie di parmigiano, olio extra vergine d’oliva, basilico. Le papille vanno in delirio totale e la pizza sparisce sotto ai miei occhi. Ottima anche quella con fiori di zucca, alici e mozzarella, ma se ne dovete provare solo una, vi consiglio la Ré Brasserie. E noi abbiamo scelto di accompagnarla con una Peroni Gran Riserva rossa, ghiacciata e dissetante.

Il logico passo successivo dopo aver ‘inalato’ una pizza? Gli antipasti, ovviamente! Quelli che avevamo saltato in pieno diventano il nostro generoso secondo piatto: mozzarella di bufala, mozzarella in carrozza, e le golosissime zeppole di Donna Maria, tonde nuvole di pasta di pizza, fritte e guarnite con una gustosa dadolata di melanzane e pomodori, coronate da una perfetta foglia di basilico. Noi ci fermiamo qui, per lasciare spazio al dessert, ma ci promettiamo che la prossima volta proveremo alcune delle loro specialità alla brace e i primi di pesce fresco che, a giudicare dai profumi emanati dai piatti che ci passano davanti, devono essere eccezionali.

Ré Brasserie è molto attivo anche a pranzo: durante la settimana, troverete un eclettico assortimento tra notai e avvocati, impiegati della Rai e di Radio 2, artisti e altri lavoratori del quartiere che approfittano spesso dei convenienti “lunch menu” che permettono di fare un pranzo rapido ma saziante per un prezzo modico (€9,50) che comprende anche la bibita. La domenica invece cambia la demografica, il locale si riempie di coppie e famiglie romane, e le mangiate diventano naturalmente più rilassate e conviviali.

Finalmente è giunta l’ora di assaporare quei dolci che adocchiavamo dall’inizio, essendo in piena vista nella vetrina all’ingresso: come tutto il resto, i dolci vengono preparati in casa da cuochi napoletani. Come facciamo a non provare il famoso babà? E come si fa a scegliere fra il babà, la cassata e il tiramisù? Giovanna, abile ristoratrice ormai, capisce al volo il nostro dilemma e ci fa portare un assaggio di tutti e tre, fra cui il babà in versione farcita con una densa crema chantilly. Per motivi tecnici (= spazio esaurito in pancia) non riusciamo a finirli ma siamo contenti di averli potuti provare e soprattutto soddisfatti del risultato.

Chiedo a Giovanna: perché Brasserie? Mi risponde con un’altra domanda, chiedendo se sono mai stata in una brasserie francese. Come no, le rispondo, tutta orgogliosa. Mi vengono in mente quelle storiche di Parigi – Lipp, Balzar, Le Dôme – che ho avuto la fortuna di frequentare nel mio passato da studentessa. E come le definiresti? Rifletto un momento e rispondo: sono dei luoghi dove il tempo sembra non essere passato, dove puoi essere sicuro di mangiare e bere le stesse cose che mangiavano e bevevano i parigini di cent’anni fa. Esatto, dice Giovanna, non avrei saputo descriverlo in modo migliore. Ecco perché brasserie.

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Biscotti al fleur de sel


Dopo la fortunata pubblicazione della foto-ricetta delle Delizia al Cacao, oggi siamo a proporvi un’altra gustosa Cibando Ricetta fai-da-te con i Biscotti al Fleur de Sel, preparazione gentilmente condivisa dalla nostra amica Giovanna Cozzi e fotografata da Giulio Riotta.

Pronti per una merenda dal sapore d’una volta?

INGREDIENTI
250 gr di farina
125 gr di burro
125 gr di zucchero
1 baccello di vaniglia
1 uovo
1 cucchiaino raso di fleur de sel (fior di sale = sale marino 100% naturale senza additivi)

Tagliare il burro a cubetti e lavorarlo con la punta delle dita insieme alla farina, fino ad ottenere un composto bricioloso

Aggiungere lo zucchero, il sale e i semi della vaniglia prelevati dal baccello (incidete il baccello per lungo con un coltello affilato e raschiate via i semini con la lama) e lavorare ancora, sfregando, con la punta delle dita

Aggiungere l’uovo e impastare velocemente

Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e riporre in frigo per almeno un’ora

Stendere la pasta a circa 2 mm di spessore direttamente sulla carta forno (i biscotti sono sottili e potrebbero deformarsi se si spostano)

Ritagliare i biscotti con una formina

Infornare a 160° per circa 10 minuti o fino a quando i bordi non saranno leggermente dorati. Lasciare freddare.

BUONI!

Arrivederci alla prossima ricetta…

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Gran Caffé La Caffettiera ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Maurizio La Rocca
Servizio fotgrafico di Giulio Riotta

Roma centro. Una mattina a passeggio tra shopping e cultura. La stanchezza inizia a farsi sentire. E quale migliore sosta di una caffetteria elegante per ritemprare il corpo e lo spirito? Ed ecco che allo scopo ci viene in aiuto il vicino e centralissimo Gran Caffè La Caffettiera. Questo è un locale di culto per la Capitale, che affonda le proprie origini a Napoli, città di tradizione per il caffè, dove trenta anni fa a piazza dei Martiri vede la luce il primo locale di Antonio Campajola.

A Roma l’avventura comincia invece nel 1991, ci racconta Susi, figlia di Antonio: “Papà per lavoro si alternava spesso tra la sua città natale e Roma che era diventata quasi la sua seconda residenza.” E così decide di replicare anche qui il successo partenopeo aprendo questo locale che diventa da subito “salotto buono” dove si tengono incontri letterari e dove si danno spesso appuntamento politici (Montecitorio è dietro l’angolo), artisti, giornalisti e scrittori.

E troviamo un vero ristoro tra le accoglienti vetrine d’epoca che racchiudono preziosi Champagne, magnum di pregiati vini italiani e distillati di ogni tipo. Accomodati sul divanetto e le soffici ed eleganti poltroncine imbottite, ci rifocilliamo con un Sartù monoporzione alleggerito solo nella misura e nel ragù ma fatto con ogni crisma, accompagnandolo con ottime bollicine italiane (Ferrari perlé). La scelta propone inoltre timballi di riso, pasta o verdure, torte salate (su tutte quella con la scarola) per tutti i gusti oppure fragranti panini imbottiti o tramezzini freschissimi per chi non avesse il tempo di una sosta lunga.

Si può poi venire alla Caffettiera senza gustare i dolci classici napoletani? Detto fatto, ecco arrivano una sontuosa fetta di babà ed una di pastiera, preparati giornalmente dal laboratorio di casa Campajola: perfetta la soffice pasta inzuppata del primo quanto inebriante l’aroma delicato di fiori d’arancio della seconda. Ed è un peccato dover resistere agli altri dolci della vetrina: fruttini geleé, torte crema e pinoli, Sacher torte, diplomatici, crostate di visciole, delizie al limone, sfogliatelle, praline di cioccolato, marron glacé e tante altre golosità.

Un cremoso caffè ci fa terminare pensando che questo sia davvero un posto con le tre “C:” Caldo, Comodo e… Corretto!

Ed uscendo si ha già voglia di tornare per sedersi ai tavoli nel piacevole dehors esterno che affaccia sulla storica Piazza di Pietra, in compagnia di una coppa di gelato ed ammirando le sontuose colonne del Tempio di Adriano che si stagliano alte proprio di fronte a noi.

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Dolce ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Giovanna Cozzi
Servizio fotografico di Giulio Riotta

Dolce è un locale aperto da Luca Piperno e, dopo soli due mesi dall’apertura, è già meta di foodies romani grazie ai dolci per cui si è subito fatto notare!

Entrando, al piano terra, si vede il pasticcere al lavoro mentre guarnisce biscotti e inscatola dolcetti, credenze piene di biscotti in eleganti biscottiere di vetro e bellissimi divanetti neri dove potersi gustare merende dolci. DOLCE, infatti, è si un ristorante, ma di giorno è anche negozio di dolci e sala da tè dove potersi gustare ottime merende.
Meta talmente ambita che ormai anche il piano di sopra, pensato per essere adibito a solo ristorante, è utilizzato per le merende pomeridiane!

Avevo letto e sentito parlare molto di questo nuovo locale e non ha deluso le mie aspettative! Il posto è bellissimo, realizzato in vetro e ferro battuto che ricorda strutture industriali dei primi del Novecento, l’arredamento è elegante con accessori vintage anni ’60, credenze e mobili da cucina anni ’60 e al centro della grande sala al primo piano c’è un’isola bar più moderna (dove è possibile mangiare).

Sono con mio padre e anche lui trova molto affascinante questo locale senza tempo sospeso in un epoca altra, indefinita. Sicuramente non sembra di stare a Roma. Eppure siamo in pieno quartiere africano a un passo dalla via Nomentana.

Ci sediamo al nostro tavolo e ci portano il bellissimo menù più un foglio con i piatti del giorno. Il menù ricorda quello dei diner americani e la prima pagina è quella dei dolci, infatti per prima cosa si ordinano i dolci che, essendo fatti espressi, devono essere preparati in anticipo (da qui il nome del locale…). Ogni cosa del ristorante fa riferimento ai dolci e alla pasticceria, compreso il cestino di ottimi pani fatti in casa portati in una forma di latta da budino.

Noto mille particolari di questo locale, evidentemente curatissimo in ogni minimo dettaglio, che lo rendono davvero unico e particolare.

Il menù è molto vario, pizze e fritti, formaggi, bruschette, baguette, insalate gourmet e cucina che propone diversi tipi di hamburger con ottime carni, pesci, salse e pane fatto in casa, ma Luca Piperno mi anticipa che forse il menù cambierà mantenendo tutta la sezione dei burger e le insalate gourmet (alcune tradizionali come quella con le arance e altre decisamente più audaci). Ottima scusa per tornare e controllare cosa è cambiato!

Io e mio padre ci prendiamo rispettivamente un buon bicchiere di vino e un’ottima Menabrea alla spina e cominciamo con due antipasti molto diversi ma entrambi squisiti: catalana di gamberi in pasta fillo, croccantissimi, carnosi, deliziosi, con puntarelle e dolcissimi pomodorini (cui era stata levata la pelle! Che meraviglia!) e un pollo croccante con sesamo e mandorle e salsa al curry che era un piacere da sgranocchiare e incredibilmente leggero (la salsa curry, dentro una formina di latta da pasticceria, profumata e avvolgente).

Assaggiamo un “romano” hamburger di mozzarella e alici con puntarelle e un Hamburger Royale: 200 gr di carne, pane al sesamo, ketchup e maionese fatti in casa (buonissimi e serviti nelle formine di alluminio da dolcetto che tanto mi piacciono), patate fritte tagliate grosse, croccanti, deliziose. Un hamburger davvero buono, succulento, saporito e che da solo è una cena!

Ci siamo gustati ogni piatto e siamo ansiosi di assaggiare i rinomati dolci che non tardano ad arrivare.

Nel menù si leggono tante proposte e una più deliziosa dell’altra… barattoli di frutta fresca, crostatine calde express, biscottini caldi, apple pie crumble con gelato di vaniglia, babà agli aromi con soffice vaniglia…

Cominciamo con il tiramisù “fai da te” che consiste in un piatto di savoiardi eccezionali fatti da loro e in un vassoietto con una piccola moka con caffè, un barattolo di cacao amaro in polvere e un ottima crema. L’assemblaggio del dolce deve essere fatto da noi e questo ci permette di decidere quanto vogliamo imbibire i biscotti di caffè e dosare le quantità di crema. Tutto buonissimo, ma sono rimasta stupita dal semplicissimo crumble di mele fatto però a regola d’arte e servito in carinissimi porta-pranzo di alluminio (quelli classici, molto vecchio stile…). Mele deliziose e speziate, crumble croccante e burroso e gelato di vaniglia che si scioglie con il calore del dolce. Magnifico!

La serata è stata un trionfo: cibo buono, ambiente incantevole, atmosfera fuori dal tempo e fuori da Roma… Anche mio padre, scettico nei confronti di questi locali “giovani,” ha apprezzato ogni aspetto di questo curato locale.

Dolce è un locale per tutti, lo stesso Piperno mi spiega che l’intento era creare un locale piacevole, curato dell’ambiente, cibo di qualità, a prezzi contenuti in modo che tutti possano goderne!

Un posto perfetto per portare a cena fuori qualcuno su cui si vuole fare colpo o anche solo per godersi buon cibo e buona compagnia.

Scese le scale per avviarci all’uscita, prima di andare via, c’è il tempo per comprarci un pacchetto di biscotti al pistacchio da portare a casa per la colazione di domani…


Tutto il servizio fotografico Dolce

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