Consolini ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Le Franc Buveur
Servizio fotografico di Andrea Di Lorenzo

Nel lontano 1400 l’arco di San Lazzaro era il principale passaggio per i pellegrini che si recavano alla tomba di S. Paolo e prese questo nome da una limitrofa chiesa con annesso un lazzaretto per i malati di lebbra dedicata a S. Lazzaro, protettore dei lebbrosi.
Oggi è proprio varcando questo affascinante arco che si ha il primo impatto con il ristorante Consolini, situato nella caratteristica e pittoresca zona di Testaccio a Roma, ai piedi del monte Aventino.

Entrando nel locale, continua l’interessante viaggio nella storia e nel mito. Ci si trova infatti subito di fronte alle grotte di Caco, luogo in cui si svolse, secondo la leggenda, la lotta fra Ercole e il mostruoso gigante Caco, figlio di Vulcano. All’ingresso, inoltre, un pavimento trasparente consente di vedere quelli che erano i magazzini dell’antico porto fluviale, dove venivano collocate in epoca romana le anfore contenenti spezie e pregiati profumi.

Il ristorante, aperto ormai dal 1991, si sviluppa su quattro piani e consente di godere dalle sue terrazze di una vista mozzafiato sul Tevere e sulle bellezze della capitale. Dal piano terra tramite un ascensore si sale al secondo piano che è il cuore del locale. Qui si è accolti con estrema cortesia e professionalità, in un ambiente molto elegante e raffinato.
È anche la cura dei particolari che fa grande questo ristorante: i tavoli sono egregiamente imbanditi ed apparecchiati, ciascuno con delle belle abat-jour che di sera rendono l’ambiente molto romantico e suggestivo; il pane è davvero molto buono, con delle tipologie alle noci e all’uvetta veramente notevoli.

La cucina è incentrata soprattutto su piatti a base di pesce freschissimo, ma non mancano piatti di terra e quelli classici della tradizione romana, nonché quelli per celiaci e vegetariani.
Per cominciare il pasto è senz’altro da consigliare la “fantasia di mare” un ricco insieme di antipastini a base di pesce (che sono la sintesi di alcuni piatti presenti nel menù) sui quali vale la pena soffermarsi un po’ di più per descriverne la loro notevole bontà. Si spazia dal baccalà fritto su crema di ceci ai rotolini di salmone con ricotta, dal pesce spada panato alla griglia alla tagliata di tonno con balsamico e carciofi (ottima!); dai buonissimi gamberoni avvolti nella croccante pasta kataifi, ai moscardini fritti per finire con una deliziosa zuppetta di frutti di mare. Altri antipasti sono poi rappresentati da diversi fritti e sfizi (tra cui i tortini di zucchine o di cardi e finocchi) e da piatti di terra (bruschettine lardo di Colonnata e crema di cannelli, prosciutto Patanegra, ecc.).

Tra i primi il nostro consiglio è di prendere il buon risottino con zafferano, fiori di zucca e gamberi, dai bei contrasti cromatici, servito in dei simpatici “cestini” di Parmigiano Reggiano. O si possono gustare degli gnocchetti paglia e fieno con l’astice, davvero deliziosi e delicati. Piatti a cui si accompagnano gli ottimi vini bianchi presenti nella ricca carta dei vini, tra cui il fruttato Arneis Blangé Ceretto. Tra le proposte di terra, oltre ai piatti della cucina romana, ne figurano anche molti che utilizzano ortaggi e materie prime di stagione, come le fettuccine con funghi, asparagi e pachino.

Quanto ai secondi piatti, le proposte a base di pesce sono ricche, numerose e golose. Il pescato del giorno (spigole, orate, saraghi, pezzogne, cernie, san pietro) può essere preparato in tante varianti. Ma si può assaggiare anche l’ottimo rombo alla Consolini con patate e porcini o il gran fritto di mare. Ricca anche l’offerta dei secondi di terra, con diversi tipi di filetto e di carni, a cui magari accompagnare le ottime puntarelle in salsa di alici.

A degna conclusione del pasto gli squisiti dolci, tra cui il tiramisù alle fragole o la buonissima crème brulée al pistacchio.

Un locale in definitiva ideale per galanti cene romantiche o per festeggiare un’occasione particolare e che lascia ampia scelta al cliente sulla più idonea location dove ambientare questi momenti speciali: è possibile infatti mangiare nelle grotte, nelle sale interne, in gazebo, in veranda, o nelle panoramiche terrazze. Con in più la comodità di un utilissimo parcheggio privato, viste le difficoltà che si hanno da questo punto di vista nel quartiere e in una città come Roma.

Consolini infine mette a disposizione dei suoi clienti anche uno splendido casale nello bellissimo scenario degli acquedotti romani nella zona delle Capannelle, per matrimoni, ricevimenti, ricorrenze o meeting. In un grande parco immerso nel verde e in un ambiente ampio, esclusivo ed accogliente un servizio molto professionale ed attento mette a suo agio la clientela, coccolandola con il cibo della migliore qualità. E sono proprio queste le sensazioni che abbiamo avuto nel ristorante di Testaccio, pensando alla bella food-experience vissuta mentre varcavamo, questa volta in uscita, l’arco di San Lazzaro.

Tutto il servizio fotografico Consolini

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Corte Sconta ~ Venezia


Food experience gentilmente da Monica Cesarato
Servizio fotografico di Luca Salviato

Venezia, da molti anni, gode di una brutta fama rispetto ai suoi numerosi ristoranti, più interessati all’aspetto lucrativo del business, piuttosto che ad un buon rapporto qualità-prezzo. Ma le cose stanno cambiando e la città sta tornando alla sue eccellenti origini culinarie. Qualche locale (per lo più nelle zone residenziali, poco battute dai turisti) ha saputo mantenere un alto standard di qualità anche nel periodo in cui la ristorazione veneziana era al suo più basso livello. Uno di questi locali è la Trattoria Corte Sconta, membro dell’Associazione della Buona Accoglienza e in attività sin dal 1980.

Il locale si trova nel sestiere veneziano di Castello, in una calle nascosta, a pochi passi da Riva degli Schiavoni e dall’approdo del Vaporetto dell’Arsenale. Non è difficile da trovare, ma state attenti a girare in Calle del Forno e non calle dei Forni per raggiungere Calle del Pestrin, altrimenti vi potreste facilmente confondere.

Veniamo accolte con un sorriso da uno dei camerieri che, vista la bella giornata di sole, ci fa accomodare nel delizioso giardino all’interno di una piccola corte tipica della città, da qui il nome Corte Sconta. Un’enorme vite centenaria da cui il ristorante ricava del vino buonissimo, adorna un elegante pergolato in legno che rende questo piccolo angolo veneziano particolarmente suggestivo (da notare che in tutto il locale, compreso il giardino, è vietato fumare).

Lucia Zambon, una dei proprietari di questa bella trattoria a conduzione familiare, che gestisce assieme alla cognata Rita Proietto (Lucia si occupa del servizio diurno, mentre Rita di quello serale), ci da il benvenuto e ci fa portare una freschissima bottiglia di Prosecco di Valdobbiadene fermo. La carta dei vini comprende circa 130 vini locali, veneti, friulani e trentini. Lucia ci consiglia di optare per l’itinerario ittico degli antipasti per due, composto da 5 portate di pesce, tutto proveniente freschissimo giornalmente dal porto di Chioggia.

Il locale è molto accogliente, con un’atmosfera calda ed elegante ma allo stesso tempo semplice ed informale, i camerieri che girano tra i tavoli sono molto professionali e cortesi. Il pane nel cestino è fragrante: anche i grissini vengono fatti in casa dalle mani esperte dello chef e del suo staff. Fa la sua entrata la prima portata di questo percorso gastronomico in nome del pesce fresco: rana pescatrice su un letto di quinoa con succo di lime e coriandolo; e tonno marinato all’aceto balsamico e ginepro con sedano rapa.

Il piatto ha un sapiente tocco fusion, ci piace molto il gusto fresco del lime con la carne bianca del pesce, e il tonno ha un gusto deciso, ma allo stesso tempo delicato, grazie all’ottimo aceto balsamico. Arriva un enorme piatto di vongole veraci cucinate con il vino bianco e grossi pezzi di zenzero fresco. Un cortocircuito di sapori, la combinazione dei molluschi con lo zenzero è semplicemente perfetta e non resistiamo a fare la scarpetta con il sugo rilasciato dalle vongole. Lucia ci dice che la sua famiglia è stata la prima a far importare lo zenzero fresco a Venezia negli anni 80 per usarlo nei loro piatti, e che in quel periodo era impossibile trovarlo fresco localmente (sorprendente, se pensiamo che Venezia era la regina indiscussa delle spezie!).

Ed ecco il pezzo forte della giornata: una granseola cotta al vapore priva di qualsiasi condimento ed un enorme piatto di pesce bollito composto da uova di seppia, gamberetti, moscardini, canoce (cicale di mare) e del baccalà mantecato, adagiato su un crostino di pane di farina di mais.

L’itinerario si conclude con l’arrivo delle classiche sarde in saor, ovvero fritte marinate con aceto e cipolla, che lo chef ha interpretato a modo suo, aggiungendo del cedro, rendendo il piatto caramellato, dolce e molto particolare. Ci piace!
Decidiamo di provare un piatto di pasta fatta in casa: degli spaghetti neri con piselli e capesante. Mentre li gustiamo, chiacchieriamo con Lucia e scopriamo che la trattoria offre anche menu vegetariani, per i celiaci e gli allergici ai latticini, basta solo avvertirli al momento dell’ordinazione.

Non ci facciamo mancare il dolce ed ecco arrivare la versione del tiramisù più bella che io abbia mai visto – 3 cestini di cioccolato fondente ripieni di crema al mascarpone e pan di spagna, con piccole gocce di crema al caffè – ed un savarin alle nocciole aromatizzato alla menta con una spuma di liquirizia. Due dessert semplicemente divini!

Se volete riscoprire le delizie naturali ed autentiche che la laguna veneziana offre, la trattoria Corte Sconta è decisamente il posto migliore dove farlo: lasciatevi consigliare dai proprietari sui piatti migliori del giorno e non rimarrete delusi. Vi consigliamo di prenotare perchè il locale è molto conosciuto e quindi molto frequentato.

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Lo Scalo ~ Gagliano del Capo (Lecce)


Food experience gentilmente condivisa da Vittoria Bichi Ruspoli
Servizio fotografico di Chiara Cochi

Nella punta più a sud della penisola salentina, a pochi chilometri dal Capo di Santa Maria di Leuca, si trova la Marina di Novaglie. Costeggiando in automobile la litoranea che da Otranto conduce a Gallipoli in una giornata di sole, c’è da restare senza fiato: calette, scogli a picco sul mare, scorci improvvisi nel blu intenso, muretti a secco e torri saracene compongono il suggestivo scenario.

Il Porto di Novaglie si trova in una piccolissima insenatura naturale e proprio qui sorge Lo Scalo, ristorante gioiello nato nel 1967 da Cesarino, pescatore-cantastorie, e portato avanti dalla sua famiglia con grande rispetto della tradizione.

Ci accoglie Cesare, il nipote più giovane, che si occupa dell’attività insieme al padre, alla mamma e al fratello Agostino e ci racconta con orgoglio come il ristorante sia da sempre la loro “casa e bottega.”

Nato come una scommessa, una piccola osteria rifugio per gli amici, adesso Lo Scalo è una punta di diamante del panorama salentino, grazie alla qualità del pesce sempre fresco e alla cura dei dettagli nell’arredamento in stile marino, così come nella presentazione dei piatti.

In una giornata di aprile scaldata da un sole estivo veniamo fatti accomodare in un tavolino con splendida vista sull’insenatura: il vino è naturalmente salentino, uno Chardonnay dell’Azienda Cantele prodotto a Guagnano tra Brindisi e Lecce, di immediata freschezza e sapidità, perfetto per accompagnare l’antipasto composto da piccoli assaggi di carpaccio di gamberetti, carpaccio di pesce spada, ostrica al gratin, bianchetti, alici marinate, cozze. Si sprigiona tutto il profumo del mare in questo piatto freschissimo, con alghette e limone ad esaltarne i diversi sapori.

Ci viene poi servito uno dei primi piatti: tagliolini con gamberoni e sugo di pomodorini, insaporiti con prezzemolo. Un tripudio di odori e di sapori ad ogni forchettata. Poi arriva quello che, secondo Cesare, è il piatto forte della casa: pappardelle gamberi e limone al profumo di menta. Le pappardelle vengono fatte arrivare direttamente da un pastificio di Mottola e nella consistenza, nel modo con cui accolgono il sugo, hanno davvero qualcosa di molto speciale. La menta si accosta con delicata armonia ai profumi del pesce.

Seguono tubettini al sugo di cernia, un altro cavallo di battaglia dello chef. La zuppa di pomodoro e i pezzettini della cernia pescata in giornata, riempiono il palato in uno straordinario incontro di gusti di terra e di mare.

Poi il secondo: gamberoni arrosto preparati sul momento, leggeri e irresistibili. Il vento accarezza l’ombrellone blu che porta un po’ d’ombra ristoratrice sopra le nostre pietanze.

Per terminare il pasto ci viene portato un sorbetto al limone, che lascia in bocca il gradevolissimo sapore della frutta maturata in queste zone tra la terra rossa, gli ulivi secolari e il mare.

Cesare si siede a chiacchierare con noi e ci racconta la storia del posto, da quando il nonno Cesarino creò una locanda molto spartana e i primi tempi finiva per offrire quasi ogni sera la cena a tutti i suoi amici, che fossero dieci oppure cinquanta. Cesarino ora ha 82 anni, ha lasciato le redini ai nipoti ma ogni tanto torna ancora qui con emozione e una punta di commozione.

Il nome, Lo Scalo, si riferisce al punto originario di alaggio delle barche, prima che venisse ricavato dalla roccia l’odierno porticciolo, una miniatura animata solo da poche barchette di pescatori.

La struttura del ristorante come si presenta oggi è risultata dalla ristrutturazione del 2002 e nel 2007 vi è stato affiancato il residence poco distante, meta di turisti occasionali o di clienti affezionati che tornano ogni estate. Una tettoia ripara dal sole una parte dei tavoli, mentre il resto è lasciato alla luce o coperto da qualche ombrellone. Anfore antiche abbelliscono le scale, insieme ai gerani dai colori vivaci che sbucano dalle fioriere. Il blu e il bianco sono i colori dominanti, come nelle case della Grecia.

Maria, la figlia di Cesarino, si aggira tra i tavoli, con sguardo attento a che tutto sia perfetto e i clienti spesso chiedono di lei per ottenere un prezioso consiglio sul piatto da provare. Pippi, il marito, rimane instancabile ai fornelli, poi viene a salutarci: «questo è un mestiere che non si può improvvisare» dice fiero. Cesare aggiunge che suo padre ha proprio la ristorazione nel sangue e, molto probabilmente, è da lui che ha ereditato questa grande passione. Per seguire le sue orme ha infatti frequentato la scuola alberghiera di Santa Cesarea Terme, poi ha trascorso qualche mese prima in Irlanda poi in Inghilterra per imparare l’inglese: giusto le cose essenziali perché «i piatti parlano da soli».

Nella loro attività non mancano i sacrifici a cui però si affiancano altrettante soddisfazioni, regalate dai clienti, persone comuni o personaggi famosi come Francis Ford Coppola o David Gilmour, che nel 2000 frequentò per più di dieci giorni il loro ristorante con incredibile entusiasmo, fino a quando non ebbe un incidente forse «perché non aveva ancora capito il lato giusto della guida!».

Il mare è il vero protagonista in questo paradisiaco angolo del Salento, pervade tutto: la vista, l’olfatto, il gusto. Ed è sempre il mare che ha trasformato il sogno di un pescatore in una meta molto richiesta e ricercata, dove il cliente viene accolto da semplicità mista a maestria, da una tradizione non restia nei confronti del nuovo, e da un’incredibile dedizione che si tramanda attraverso le diverse generazioni.

Tutto il servizio fotografico Lo Scalo

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Fermentum ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Le Franc Buveur
Servizio fotografico di Andrea Di Lorenzo

Ormai l’offerta di pizzerie di qualità a Roma è di molto aumentata negli ultimi anni. In zone sia centrali che periferiche si trovano locali sempre più attenti alla particolarità degli abbinamenti, alla qualità degli ingredienti e delle farine e che fanno utilizzo del lievito madre che rende morbida, soffice e soprattutto leggera e digeribile la pizza. Una pizza 2.0 – come qualcuno l’ha definita – che rappresenta quasi “una terza via,” non essendo uguale né a quella romana, né a quella napoletana.

Un ulteriore esempio di questa tendenza è fornito dalla pizzeria Fermentum, situata in zona Tuscolana-Cinecittà all’interno dello splendido Parco degli Acquedotti. Dalla pizzeria, vicina anche ad un parco giochi per bambini, si può godere della spettacolare vista delle rovine romane e degli antichi acquedotti che sono particolarmente suggestivi specialmente al tramonto, quando il sole si nasconde progressivamente dietro di essi.

Il locale è accogliente, rustico e molto gradevole con la bella stagione, in quanto molti dei tavoli sono situati sotto una piacevole veranda in legno che offre una splendida vista sul parco, garantendo al cliente oltre che buon cibo anche una favolosa frescura.
Il personale, come i proprietari, è giovane, gentile, attento, informale. In cucina in particolare lavorano persone volenterose e molto motivate (sia italiane che straniere) che sono formate in modo tale da poter svolgere più tipologie di mansioni, dalla preparazione delle pizze e dei fritti, a quella dei cocktail e dei dolci.

La clientela è costituita prevalentemente da giovani e da famiglie che apprezzano l’elevata qualità delle pizze e degli altri piatti offerti e che nel tempo sono ormai diventati degli habitués del locale.

Partendo dall’assunto che con la pizza la bevanda ideale di accompagnamento è la birra, non ci sorprende che in questo locale essa sia nettamente prevalente nella carta delle bibite. E in questo senso non c’è che l’imbarazzo della scelta: birre belghe anche di abbazia e di varie altre tipologie, del Regno Unito, scozzesi, tedesche ed alcune italiane fanno della relativa carta una sorta di “guida” per veri intenditori.

Anche perché nella carta sono presenti anche bottiglie dal costo degno delle migliori etichette vinicole, come la Deus Brut de Flandres Cuvée Prestige 2010, una birra prodotta col procedimento di spumantizzazione con il metodo classico.

Le ottime birre presenti nella carta si possono innanzitutto abbinare con i fritti e sfizi con i quali è quasi d’obbligo cominciare il pasto. Molto buoni in particolare sono i supplì e le crocchette di patate, di cui è consigliabile fare una sorta di degustazione assaggiandoli (nei limiti del possibile!) più o meno tutti, perché sono davvero uno più buono dell’altro. Consigliamo in particolare il supplì con asparagi e taleggio, molto delicato o quello goloso con animelle e pecorino; le crocchette di patate alla ‘nduja, equilibrate e non troppo piccanti o ancora il supplì (fantastico) con speck e fontina.

Passando alle pizze, nel menù ve ne sono per tutti i gusti e tutte le tasche: si passa dalle pizze classiche alle focacce dal costo assolutamente nella norma a quelle speciali, cosiddette golose, dal prezzo più elevato ma dagli ingredienti sfiziosi, di qualità e ben combinati. Tutte le pizze, si legge sul menù, sono realizzate utilizzando un lievito madre di settant’anni anni e diverse differenti farine integrali, ciò che rende l’impasto unico, meno pesante e assolutamente digeribile.

Una pizza classica semplice ma molto buona è la Margherita Doc, con pelati “stracciati,” mozzarella di bufala e basilico, alta e dalla pasta morbida e fragrante. Inoltre il pomodoro cotto leggermente di meno conferisce maggiore freschezza e minore pesantezza alla preparazione.
Tra le pizze speciali, degne di menzione sono la Carbonara, la “Zucca gialla” con crema di zucca e pancetta piacentina, e quella col formaggio Testun al Barolo di Beppino Occelli dal sapore forte e deciso; la pizza più costosa (ma ne vale la pena) è invece quella con carciofini di Sardegna e scaglie di bottarga, ben equilibrata tra il dolce dei carciofi ed il sapido della bottarga.

Nel menù, inoltre, è previsto un interessante “percorso degustazione” con l’assaggio di quattro pizze di diverso tipo, da quella più delicata a quella di gusto più forte. Ciò consente ai clienti da un lato di assaggiare vari tipi di pizza e dall’altro di vivere un’esperienza gustativa “ragionata” in un crescendo di sapori progressivamente più intensi.

Nella carta, infine, è prevista una scelta abbastanza ampia di dolci tra cui il tiramisù e le bombe al cioccolato ed alla salsa di arancia fatta in casa.
Conto finale superiore alla media delle normali pizzerie, ma si è ripagati in qualità considerando l’ottimo livello delle pizze e degli altri sfizi offerti.

Questa pizzeria infine ha in progetto di offrire ai suoi clienti più giovani per i prossimi mesi interessanti sorprese, con riferimento ad esempio al tipo di musica di intrattenimento ed all’offerta di cocktail all’ora dell’aperitivo, che denota anche una certa versatilità del locale e dei suoi proprietari. È proprio il caso di dirlo: in questo locale c’è…Fermentum!

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Casa Coppelle ~ Roma


Food experience gentilmente condivisa da Elisa Ceccuzzi
Servizio fotografico di Andrea Di Lorenzo

Casa Coppelle è un delizioso locale situato proprio sull’omonima piazza. Varcando la soglia, si entra in una prima sala composta da pochi tavoli, un salottino e dal lungo bancone del bar nero. Proseguendo si susseguono altre piccole sale, raccolte, curate nel dettaglio, con luce soffusa e arredamento shabby chic, tavoli ravvicinati e carta da parati a righe sue muri, che riportano la mente ai bistrot parigini.

Non sono l’unica ad aver definito questo locale caldo e accogliente, ben lontano dallo stile minimal e newyorkese, come ci racconta Rachelle, che con il suo compagno Omar hanno voluto fortemente dare al loro ristorante l’idea di confort e di “casa di tutti.”

Come per l’arredamento, subito ci si può rendere conto che la medesima cura e attenzione è riservata anche alla cucina, ben 3 chef: Rosalba Vallone, Mauro Martina, la pasticcera Chiara Bove e il sommelier Federico Ottone, compongono la squadra a disposizione del cliente per ogni sua esigenza, scusate se è poco.

La cucina che trovate a casa coppelle è un mix ben equilibrato e insolito di cucina francese e romana, d’altronde Rachelle è parigina e Omar romano, quindi mi spiegano, che in realtà non potrebbe essere diversamente, in quanto, volevano che il menù rispecchiasse esattamente anche le loro diverse culture.

Veniamo ora a qualche suggerimento su cosa non perdere se venite qui. Direi che come base di partenza il pane fatto in casa: tradizionale, focaccia, pane alle olive e alle noci spalmato con il Beurre d’Isigny semi salato è un aperitivo che è difficile trovare sulle tavole romane e quindi personalmente l’ho molto apprezzato. Passando agli antipasti, due in particolare sono necessariamente da provare: fagottini pasta brik con ripieno di bufala, pachino, melanzane e basilico e tarte tatin ai carciofi e scalogno caramellato con taleggio e salsa besciamella. Chiaramente il primo più italiano il secondo più in stile francese.

Tra i primi piatti da provare sicuramente i paccheri di gragnano ripieni di ragù di agnello e mozzarella di bufala, salsa pachino e coulis di basilico, molto delicati e insoliti, vengono serviti su un sugo fresco di pachino, che bilancia la presenza del ragù dalla consistenza molta cremosa, si presentano come dei piccoli cannelloni.

Passando invece ai secondi piatti francesi, troviamo: l’anatra confit, la cui carne che arriva direttamente dalla Francia, la bourguignonne tradizionale e persino le introvabili escargot con burro al prezzemolo. Io però, mi sono lasciata convincere dal: Tournedot al pepe rosa flambe al cognac, il medaglione di filetto viene avvolto in prosciutto di Parma e servito con pepe rosa e una salsa al cognac, la carne è tenerissima e i sapori ben bilanciati.

Lasciatevi un po’ di spazio per i dolci curati da Chiara Bove, dove tutto e dico tutto, è fatto da lei, persino i marron glasse del Vacherin. I dessert sono in menù con un abbinamento di vino dolce consigliato per accompagnarli, per tutti si utilizza burro francese e frutti freschi, anche per il coulis della panna cotta.

Il menù cambia due volte l’anno, non escludendo che passerà a tre cambiamenti. Il rapporto qualità prezzo è davvero interessante i primi piatti non superano i 12 euro e per una cena completa siamo sui 45 euro totali, ma la qualità della materia prima e la ricerca che viene fatta per ottenere il piatto “perfetto” è davvero notevole, come ci dice Rachelle: “Non finiamo mai di assaggiare e provare fino a che il risultato finale non è quello voluto.”

Tutto il servizio fotografico Casa Coppelle

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